Éowyn: donna che sceglie il proprio destino. Parte 1

Questo post forse doveva essere il primo, considerando il titolo del mio blog. Ma forse proprio perché Éowyn è il mio personaggio preferito ne “Il Signore degli anelli”, trovo così difficile affrontare l’analisi di questa splendida donna e uno dei personaggi femminili più riusciti a Tolkien.

Le prime impressioni e la realtà

“In piedi, dietro al seggio, c’era una donna abbigliata di bianco”, – così Tolkien ci introduce Éowyn, nell’ombra del suo zio, re Théoden. Durante tutta la conversazione tra Théoden, Gandalf, Vermilinguo e gli altri lei rimane muta ed invisibile. Non cattura lo sguardo degli arrivati, non interviene con la sua opinione. Chi è? Una serva? Una balia? È giovane o vecchia? Non ne sappiamo ancora nulla. È solo quando Gandalf propone il vecchio re di uscire dal palazzo e vedere la luce del sole, che lei esce dall’ombra:

“La donna si avvicinò frettolosamente al re, e prendendolo per il braccio condusse l vecchio barcollante giù dalla pedana e poi pian piano attraverso il salone.”

Usciti dalle porte, Gandalf la manda via – cortesemente, ma decisamente le dice che non può essere d’aiuto: “E tu, dama, lascialo un po’ in mia compagnia. Io mi occuperò di lui.”

Che immagine ci sorge di fronte? Una donna senza età, silente, servizievole, ubbidiente, sempre pronta di aiutare, ma quando la mandano via – va senza proteste.

E quando già la prima impressione sul personaggio è stata improntata – ecco che arriva la descrizione che la spazza via completamente:

“La giovane donna ritornò lentamente nel palazzo. Sulla soglia si voltò per guardarsi indietro. Nel suo sguardo grave e pensoso, posato sul re, si scorgeva una tenera pietà. Splendido il suo volto e i lunghi capelli pari a un fiume d’oro. Era bianca ed esile nella bianca veste cinta d’argento; ma pareva forte e severa come acciaio, una figlia del re. Così Aragorn mirò per la prima volta alla luce del giorno Éowyn, Dama di Rohan, e la trovo bella, bella e fredda, come una mattina di pallida primavera, e non ancora maturata in donna.”

Éowyn interpretata da Miranda Otto (scatto da “Le due torri”)

 

Non è vero che la descrizione di Éowyn è molto lontana di una umile serva senza età che abbiamo visto all’inizio? È giovane (in realtà ha 24 anni – e Tolkien coglie perfettamente il suo stato transitorio, tra una fanciulla innocente e una donna matura), bella, con un carattere forte “come acciaio”. È interessante notare che Tolkien ci fa vedere Éowyn proprio con gli occhi di Aragorn e non di un altro personaggio: cioè come la vede un uomo, intelligente e maturo, e – ricordiamolo! – innamorato di un’altra. Già qui io vedo la genialità di Tolkien: se aveva bisogno di dare una descrizione oggettiva, perché non descriverla dal suo punto di vista? Cioè come la vede lui stesso, l’autore? Ma sarebbe troppo semplice. E Tolkien trova l’unico personaggio in tutto il gruppo che la può valutare oggettivamente – Aragorn. Théoden ed Éomer sono soggettivi: la conoscono dalla sua nascita, la vedono tutti i giorni e soni abituati alla sua bellezza, non la notano più. Ci vuole un estraneo per vederla, ma un estraneo capace di apprezzarla pure, senza innamorarsi.

Lo sguardo di Éowyn rivela invece la sua personalità: è grave e pensieroso, quindi lei è seria ed intelligente. La “tenera pietà” verso Théoden invece spiega che cosa fa una donna del genere nell’ombra del trono, come una semplice serva. Éowyn vuole bene al suo zio che per lei ha sostituito il padre, perso nella giovane età, si preoccupa di lui. E anche se (come scopriamo più in avanti) non le piace il suo ruolo, continua a prendersi cura del vecchio re, non lo abbandona, non ribella, ma rimane accanto perché sa: senza di lei non ce la farà…

Prima della partenza per la guerra Théoden e gli altri si radunano al tavolo per riposare e per mangiare. Éowyn qui è presente già come padrona del palazzo – accoglie gli ospiti, porta attorno il tavolo la coppa, offrendo da bere a tutti. È proprio qui che lei si innamora di Aragorn ed è qui che Théoden decide di lasciarla governare durante la sua assenza.

(Notiamo tra parentesi che non è Théoden a proporre la sua candidatura, ma Háma, il Custode della Porta. È proprio lui a ricordare al re che Éowyn è una “dama dal cuore nobile e senza paura” e che è amata dal popolo di Rohan. Di nuovo, la caratterizzazione del personaggio Tolkien non esprime dal suo nome, ma la delega a qualcun altro, in questo caso vediamo Éowyn con gli occhi di una persona di un rango più basso.)

Ma non è solo attraverso gli altri che possiamo conoscere la Dama di Rohan. Quando ha la possibilità di parlare per se, lei è diretta e franca:

“Troppo spesso ho udito parlare di dovere”, ella gridò. «Ma non sono forse della Casa di Eorl, una guerriera e non una balia asciutta? Ho atteso ormai troppo tempo su piedi malfermi. Poiché adesso pare che non lo siano più, perché non impiegare la mia vita come voglio?»


Non è a caso che Éowyn si apre ad Aragorn: l’uomo che ha appena confessato che preferirebbe stare ad Imladris invece di seguire i Sentieri dei Morti, ma il suo dovere lo spinge verso la strada pericolosa. In un certo senso, questi due sono nella stessa situazione: mentre il cuore desidera una cosa il dovere li costringe di fare qualcos’altro. (E notiamo tra parentesi che Éowyn non sbaglia: più avanti, nelle Case di Guarigione sarà proprio Aragorn ad individuare il vero motivo del suo malessere, proprio perché la conosce e la capisce, grazie a queste confessioni.)

Scelte e motivazioni

Ecco la Dama di Rohan: ai suoi 24 anni preferisce la morte alla gabbia dorata del Palazzo. Vuole combattere, vuole la gloria. Per lei queste cose simboleggiano la libertà che godono gli uomini: scegliere il proprio destino, andare dove vogliono, anche morire – se questa è la loro libera scelta. Mentre le donne rimangono a badare la casa, in modo che gli uomini trovano al ritorno “cibo e giacigli”.

Insomma, lei vuole vita da uomo. Ma questo vuol dire che vuole essere uomo? Non penso.

Éowyn si definisce come “guerriera”, sa maneggiare le armi e cavalcare. Dove ha imparato tutto ciò? Chi l’ha insegnata? Ci sono due possibilità: o l’ha imparato in segreto (una cosa difficilmente realizzabile per una donna nobile che vive nel palazzo reale, circondata sempre da tante persone, con una vita regolamentata fino all’ultimo passo – ricordiamo che Rohan è una società tradizionale); o tale addestramento ha fatto parte della sua istruzione. Forse può sembrare inverosimile, ma Éowyn, come il suo fratello, nasce quando Sauron già sta prendendo forza:

“Sauron era già risorto, e la sua ombra si allungava sino a Rohan. Gli Orchi incominciarono le loro scorrerie nelle regioni orientali, uccidendo o rubando cavalli.”

Līga Kļaviņa. Bianca Dama di Rohan

Il padre di Éowyn, Éomund, era il Maresciallo dell’Estfalda, cioè della parte orientale di Rohan. I suoi figli, dunque, sono nati non solo nel periodo di guerra, ma anche nella regione dove la guerra si sentiva di più. In tali circostanze, non è del tutto improbabile, nemmeno per una società patriarcale, che Éowyn aveva ottenuto lo stesso addestramento del fratello, in caso dovrebbe sostituire lui o il padre nel compito di proteggere il popolo e la terra.

E in questo caso la disperazione di Éowyn è ancora più comprensibile – lei si sente sprecata. Perché le hanno insegnato allora tutte queste cose se non può applicare le sue abilità e conoscenze?

E così, quando Theoden parte per Gondor, la giovane fanciulla decide di seguirlo. (Di nuovo apro la parentesi e faccio notare: Éowyn non parte per seguire Aragorn, di cui è innamorata. Aragorn è già partito per i Sentieri dei Morti e per quanto lei possa sapere, è perso per questo mondo e lei non ha speranza di rivederlo. Éowyn segue il re e cerca di stare accanto nella battaglia, per proteggere l’uomo che le ha sostituito il padre. Anche il nome che sceglie, Dernhelm, lo conferma: si traduce dall’anglosassone come “protettore segreto”. La voglia di morire perché non può riunirsi all’uomo che ama la vedo come una motivazione secondaria. Ha sempre sognato delle battaglie, il desiderio non è nato con l’arrivo di Aragorn a Meduseld.) Éowyn è ancora giovane e la sua conoscenza del mondo e della vita è limitata. La sua visione della guerra è molto romantizzata. Come già abbiamo notato, la associa con l’eroismo, cerca nella battaglia una morte gloriosa.

Nacho Molina. Éowyn contro il Re Stregone

Non sappiamo nulla dei suoi pensieri durante la cavalcata verso Gondor. Éowyn- Dernhelm è di nuovo nell’ombra, nascosta sotto il suo elmo. Forse, già lì inizia a capire che la vera guerra non è romantica, ma sporca e disgustosa. In ogni caso, il suo spirito rimane fermo, e il coraggio non la abbandona mai.

Tolkien tende di “premiare” i suoi personaggi che fanno la scelta giusta: non muoiono, e ottengono ciò che vogliono. Éowyn non è un’eccezione. Il suo scontro con il Re Stregone sopra il corpo di Theoden ne è la prova. “Io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna,” – esclama lei, fiera, in faccia a Nazgûl (linguista fino alle ossa, Tolkien non poteva resistere un piccolo gioco di parole e dei significati). La giovane donna sconfigge un potente nemico, è un momento cruciale della battaglia – e con questo atto eroico guadagna la gloria che voleva e quasi trova la morte che cercava.

Ed ecco siamo giunti alle Case di Guarigione. La scena nella quale Aragorn guarisce Éowyn è molto importante per la comprensione del personaggio. Come ho accennato già all’inizio, Aragorn meglio di molti (eccetto solo Gandalf) capisce il vero motivo del malessere della donna: non è l’Alito Nero, né è il cuore spezzato per l’amore non reciprocato: “La sua malattia risale a tempi lontani…” Il “veleno di Vermilinguo”, come lo definisce Gandalf, è il vero motivo del suo stato, quello e l’impossibilità di condividere i propri pensieri e le proprie preoccupazioni. Un gabbia tessuta di doveri.

Acutamente, Aragorn capisce benissimo anche la vera natura dei sentimenti di Éowyn:

“Eppure, Éomer, ti dico che ella ti ama più sinceramente di quanti non ami me; infatti ella ti ama e ti conosce, mentre di me non ama che un’ombra e un’immagine: la speranza di gloria e di grandi gesta e di terre molto distanti dalle pianure di Rohan.”

Ma se le mani del re possono guarire il suo corpo, per il suo spirito ci vuole una medicina diversa. La disperazione la può uccidere, avvisa Aragorn. Per fortuna, la medicina si trova – nelle stesse Case di Guarigione. Si chiama Faramir.

5 pensieri riguardo “Éowyn: donna che sceglie il proprio destino. Parte 1”

  1. Molto bello, effettivamente mi chiedevo quando avresti dedicato un articolo al personaggio dal quale prendi il nome. Aspetto la seconda parte dell’articolo prima di esprimere un giudizio più ampio; per adesso, mi limito a concordare sui punti salienti che hai tratteggiato del personaggio. Riflettevo, tuttavia, sul veleno di Vermilinguo: non sono mai riuscito a comprendere se con questa espressione Tolkien alludesse a un vero e proprio incantesimo gettato su Eowyn dal fido servitore di Saruman, o piuttosto volesse alludere a una sorta di condizionamento psicologico che la giovane avrebbe subito. È un peccato che nei suoi scritti non ci sia stato altro spazio per Eowyn, l’avrebbe certamente meritato.

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    1. Non penso che Grima era capace di incantesimi, lo vedo più come “condizionamento psicologico” (che secondo me, è un’espressione proprio azzeccata). Quando senti le stesse cose tutti i giorni che nessuno contraddice – per forza prima o poi inizierai a pensare che siano vere.

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  2. Éowyn è un personaggio che amo molto e ho davvero apprezzato questo tuo articolo. La parte che mi ha colpito di più è quella in cui mostri la differenza fra l’introduzione del suo personaggio e la prima descrizione, non avevo mai pensato al contrasto fra la prima e la seconda!
    Quanto alla questione di Vermilinguo, penso anch’io che si sia trattato di condizionamento psicologico…

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  3. Beh la donna con l’atto eroico più rilevante dai tempi di Elwing, anch’io completerò il commento nel secondo articolo, cmq volevo dire che ora mi è venuto in mente che forse Eowyn avrà pensato che il mondo sta per finire e allora sceglie lei come morire (accanto allo zio e al fratello uccidendo qualche nemico) e nn finire in un’ulteriore gabbia (peggiore della prima) dove la morte sarebbe stata l’unica via di liberazione allora decide lei come, invece di una morte umiliante in catene, alla Denethor, ma molto più onorevole dato che credo che nella sua mente sia balenato anche il pensiero “visto che devo morire allora cerco di rendere la vittoria del nemico più sofferta da ottenere” e dato che Tolkien predilige e premia i sacrifici (esempio lampante Gandalf) sappiamo come va a finire e viene ricompensata.
    Per veleno di Vermilinguo credo che Tolkien si riferisca a i sussurri rivolti a Theoden e dato che lei è una donna di onore che ha amato lo zio vederlo in quella situazione l’abbia resa la donna gelida e quasi depressa che era diventata dato che nn poteva rimediare alla condizione dello zio e nn poteva dedicarsi ad altre attività.

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